Il 2 agosto 1976 moriva Fritz Lang

Redazione
02/08/2022

Il 2 agosto 1976 moriva il regista viennese Fritz Lang, «simbolo stesso del cinema» come lo definì il collega Jean-Luc Godard. Tag43 vi dà il buongiorno con una scena di Metropolis.

Il 2 agosto 1976 moriva Fritz Lang

Il 2 agosto 1976 moriva a Beverly Hills Fritz Lang, uno dei maestri del cinema. Anzi, come disse di lui Jean-Luc Godard che nel 1963 lo volle come attore ne Il disprezzo, «il simbolo stesso del cinema».

Gli inizi come sceneggiatore

Nato a Vienna nel 1890, Friedrich Christian Anton Lang, questo il suo nome all’anagrafe, proveniva da una agiata famiglia borghese. Il padre architetto comunale avrebbe voluto per lui la stessa carriera. Così Lang si iscrisse alla Technische Hochschule. «Mio padre voleva che anch’io diventassi architetto», scrisse il regista nella sua autobiografia. «Io però avevo sentito troppo spesso le sue lamentele sugli svantaggi della professione per provare un grande entusiasmo per la carriera di Stadtbaumeister, che mi avrebbe costretto a passare tutta la vita a Vienna. Avevo altri progetti, ma per il quieto vivere accettai di seguire le lezioni di ingegneria al Politecnico. Nonostante tutti i miei buoni propositi resistetti però solo un semestre: in realtà volevo fare il pittore». E così fece lasciando il politecnico per iscriversi all’Accademia di Arti Grafiche avvicinandosi però ben presto al cinema in qualità di sceneggiatore con la scrittrice Thea von Harbou.

Il suicidio della prima moglie e l’ossessione del tempo

Lang venne segnato dalla tragica morte della prima moglie che, dopo averlo sorpreso in compagnia della sua giovane collaboratrice, si suicidò con un colpo di pistola al cuore. Per un periodo la polizia sospettò che lui l’avesse lasciata morire senza soccorrerla. Da allora il regista tenne un diario in cui appuntare ogni movimento della giornata. Un’ossessione per il tempo – orologi e calendari – che si ritrova in quasi tutti i suoi film. Il suo primo grande successo come regista fu Der müde Tod del 1921, in cui appare la figura della Morte avvolta in un manto nero che sarà ripresa poi da Ingmar Bergman ne Il settimo sigillo. Seguì Dr. Mabuse, der Spieler (1922; Il dottor Mabuse), in cui l’ossessione del tempo diventa palpabile. Poi I nibelunghi, una saga epica, e Metropolis, un grandioso capolavoro distopico.

Il 2 agosto 1976 moriva Fritz Lang
Una scena de I nibelunghi (Getty Images).

La fuga dalla Germania nazista dopo l’incontro con Goebbels

Diventato cittadino tedesco, Lang continuò a collaborare con von Harbou con cui ebbe una relazione fino al 1933. Nel 1931 uscì il suo primo film sonoro di Lang: è M – Il mostro di Düsseldorf, un capolavoro di angoscia e di terrore. Negli stessi anni preoccupato dell’avanzata del nazismo Lang girò un nuovo film su Mabuse. «Da parte mia stavo studiando un modo per rappresentare la mia avversione per la crescente violenza nazista e il mio odio per Adolf Hitler, così feci Das Testament des Dr. Mabuse. Misi in bocca a un pazzo criminale tutti gli slogan nazisti», scrisse. Nel 1933 Lang venne avvicinato da Joseph Goebbels che gli offrì un ruolo di primo piano nell’industria cinematografica tedesca, nonostante il regime avesse duramente criticato  M – Il mostro di Düsseldorf, e censurato Il testamento del dottor Mabuse. I due si incontrarono il 30 marzo e quando Lang fece notare a Goebbels le sue origini ebraiche, il ministro della propaganda rispose: «Non faccia l’ingenuo signor Lang, siamo noi a decidere chi è ebreo e chi no!». Lang lasciò la Germania quella stessa sera mentre von Harbou rimase a Berlino collaborando con il Terzo Reich.

Il 2 agosto 1976 moriva Fritz Lang
Fritz Lang (Getty Images).

L’arrivo a Hollywood

Dopo un periodo trascorso a Parigi, Lang si trasferì a Hollywood con in tasca un contratto della Metro-Goldwyn-Mayer. A questo periodo risale la trilogia Fury, You Only Live Once e You and Me. Tra il 1940 e il 1941 girò invece due western sulla vendetta: The Return of Frank James e Western Union. Durante la Seconda Guerra mondiale diresse film bellici e politici, di critica al nazismo: Man Hunt, Hangmen Also Die!, scritto con Bertolt Brecht, Ministry of Fear e Cloak and Dagger del 1945. Girò anche Rancho Notorius con Marlene Dietrich. Alla fine degli Anni 50 decise di fare ritorno in Germania dove i suoi nuovi film vennero accolti in modo contrastante dalla critica ottenendo comunque un buon successo commerciale. L’ultimo lavoro, Die tausend Augen des Dr. Mabuse, girato nel 1960 è una sorta di testamento spirituale in cui, con lungimiranza, metteva in guardia la società dai poteri occulti (Die tausend Augen, i mille occhi) che spiano attraverso la videosorveglianza e la televisione. Tag43 vi dà il buongiorno con una scena di Metropolis.